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Chi si offende è un fetente - BLOG DI SATIRA POLITICA - SCHERZI - SBERLEFFI
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CONTINUA IL DIBATTITO SUL PD

lucifero | 04 Luglio, 2009 06:58

CONTINUA IL DIBATTITO SUL PD

Sta diventando molto interessante la discussione che si sta svolgendo sul blog sul futuro del Pd di “Lo voglio bene al mio paese”.  

Dibattito molto vivo, vero, acceso, sanguigno a dimostrazione di una voglia di cambiamento e di rinnovamento della politica.  

C’è anche chi, in questo dibattito, si sta intrufolando non per migliorare la qualità della discussione, ma per tessere le lodi di un’amministrazione unidimensionale, quella dei poteri forti, la lobby che controlla e indirizza un nutrito numero di voti in cambio del silenzio e del lassair-faire e sopratutto per esacerbare ancora di più gli animi al fine di condizionare le scelte che il PD deve fare. 

Cacciare i “meschin”, i “fraccasc”, come diceva qualcuno, non è la risoluzione del problema.  

Il rinnovamento del Partito non deve essere solo un problema generazionale o di sostituire il Tizio con il Caio, ma è sopratutto un problema politico. 

Negli ultimi anni il centrosinistra ha perso la capacità e la disponibilità di ascolto. 

Si sono parlati tra di loro.

Si sono sempre trovati d’accordo su tutto, sugli scioperi, sulle manifestazioni, ma hanno solo e sempre parlato tra di loro e a loro. 

Bisognava invece aprire un confronto vero con gli altri, con la società civile, con i giovani, i lavoratori, i pensionati.  

Solo così è possibile capire perché al Nord i lavoratori votano Lega, anche se militanti del sindacato Fiom e al Sud il centrosinistra è stato bastonato dal partito dei lanzichenecchi. 

Solo così si spiegherebbero i risultati delle ultime elezioni europee e amministrative.  

A “Lo Voglio bene il mio paese”  i pensionati, i lavoratori, i precari e i disoccupati rappresentano la maggioranza assoluta degli elettori.  

La domanda che bisogna porsi allora è:  

i pensionati sono davvero tutti indignati perché costretti a vivere con pensioni da fame, che per giunta si svalutano anno dopo anno?

ai precari, ai disoccupati  va bene il loro “status”? 

i lavoratori sono tutti scontenti dei provvedimenti governativi che li riguardano?  

i cittadini di “Lo Voglio bene il mio paese” si fregano di pagare le tasse più alte della provincia?  

Dare risposta a queste domande, altrimenti non si spiegherebbe come mai questo Governo, questa amministrazione, questa destra che ha vinto 25 a 1 (ce lo ricorda un colorato manifesto, omettendo però un’autorete che ha fatto perdere un SICURO assessore a GISELLA KRISTALLIN e dal quale ancora non si è ripreso), continua ad ottenere consensi. 

Evidentemente qualcosa non funziona, oppure è il centrosinistra che non riesce più a comprendere la realtà che lo circonda, a dialogare con le persone, a capire le loro esigenze, a spiegare le proprie proposte.  

Io non ho verità, una volta ce l’aveva l”Unità”, ora non più, ma sono certo che serve la riscoperta dei valori tradizionale della Politica. 

Bisogna uscire da quella “posizione di autosufficienza e di settarismo”  propria che diceva Togliatti nel 1946 alla vigilia della svolta di Salerno. 

Spiegavo sopra dello scollamento, in questi ultimi anni, dalla realtà quotidiana, dai veri valori della politica del centrosinistra, tanto che il politico oggi appare manager intraprendente, inarrivabile, addirittura inaffidabile e non punto di riferimento, esempio da imitare, amico di fiducia cui rivolgersi in caso di bisogno.  

La nuova leva di quadri deve venire fuori da un taglio netto con quel modo di fare politica.

Sicuramente bisogna spazzare dalla dirigenza del partito i gruppi che hanno fatto della politica il loro affare, i trasformisti, i politici da salotto, i fini parlatori di astrattismo, i mestieranti della politica per creare un gruppo dirigente compatto e omogeneo di giovani e meno giovani, di professionisti, di competenti e di onesti  che lavorano insieme per costruire un nuovo modi di fare politica che pone al centro la persona, non il personalismo, il mercato, l’impresa, che è espressione del cittadino e la cui leadership sarà designata non dalle primarie ma dall’autorevolezza che ogni dirigente deve dimostrare nell’affrontare e risolvere i problemi.


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